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ELETTROLISI DELL’ACQUA

Esperienza svolta da Chirci D’Afile Martina e Aronica Maya

ELETTROLISI DELL’ACQUA

Obiettivo:

Effettuare l’elettrolisi dell’acqua acidificata con acido solforico, osservando la formazione di idrogeno al catodo e di ossigeno all’anodo.

Materiali:

  • Becher da 100 ml;
  • Batteria 9 V;
  • Cavi;
  • 2 morsetti;
  • 2 mine di grafite;
  • Cilindro graduato da 50 ml.

Sostanze:

  • Soluzione acquosa di H2SO4 2M.

Valutazione dei rischi:

  • Indossare sempre camice, guanti, occhiali di protezione e lavorare sotto cappa aspirante.
  • La soluzione di acido solforico (H2SO4 2M) è corrosiva: può provocare irritazioni o ustioni a contatto con pelle e occhi. Evitare schizzi e lavare immediatamente con abbondante acqua in caso di contatto.
  • Durante l’elettrolisi si sviluppano idrogeno (H2) e ossigeno (O2). L’idrogeno è un gas altamente infiammabile e può formare miscele esplosive con l’aria; è quindi necessario lavorare lontano da fiamme libere, scintille e fonti di calore.
  • Evitare il contatto tra i due elettrodi durante l’esperimento per prevenire il cortocircuito della batteria.
  • Controllare che cavi e morsetti siano integri e collegati correttamente prima di alimentare il circuito.
  • Le mine di grafite sono fragili e possono sfaldarsi durante l’elettrolisi; maneggiarle con attenzione per evitare rotture.
  • Al termine dell’esperienza scollegare la batteria prima di rimuovere gli elettrodi dalla soluzione.
  • Smaltire la soluzione di acido solforico e gli eventuali residui seguendo le procedure previste dal laboratorio e le indicazioni del docente.

 

Procedimento:

  • Versare la soluzione acquosa di H2SO4 2M all’interno di un cilindro graduato da 50 ml fino a raggiungere la tacca corrispondente a 50 ml. Travasare poi la soluzione contenuta nel cilindro graduato all’interno di un becher da 100 ml;
  • Collegare i due elettrodi di grafite, tramite dei cavetti muniti di morsetti, uno al polo positivo della pila e l’altro al polo negativo;
  • Immergere i due elettrodi di grafite nel becher contenente la soluzione acquosa di acido solforico, posizionandoli uno di fronte all’altro, assicurandosi che non si tocchino;
  • Si osserva l’immediato sviluppo di gas sui due elettrodi. Al catodo si forma una quantità di bollicine maggiore rispetto all’anodo.

Osservazioni sperimentali:

Dopo il collegamento della batteria si è osservata l’immediata formazione di bollicine su entrambi gli elettrodi. Al catodo lo sviluppo di gas è risultato nettamente più intenso rispetto all’anodo. Nel corso dell’esperienza la soluzione si è progressivamente intorbidita assumendo una lieve colorazione grigiastra per il distacco di particelle di grafite dagli elettrodi.

 

Conclusioni:

L’obiettivo dell’esperienza di laboratorio era l’elettrolisi dell’acqua, un processo in cui l’energia elettrica fornita dalla batteria viene utilizzata per scomporre l’acqua nei suoi due elementi costitutivi, ossia l’idrogeno e l’ossigeno. L’acido solforico è stato utilizzato come elettrolita per aumentare la conducibilità dell’acqua pura, poiché quest’ultima non è un buon conduttore di elettricità. L’acido solforico, essendo un acido forte, fornisce alla soluzione una concentrazione elevata di ioni H+ (o H3O+) che aumentano la conducibilità elettrica.

Nella soluzione acquosa di H2SO4 al catodo possono avvenire le seguenti reazioni di riduzione:

  1.  2H+  +  2e   →   H2 ↑                            E° = 0 V
  2.  2H2O  + 2e   →   H2  +  2OH           E° = –  0,828 V

Tra le due avviene la reazione con il potenziale di riduzione maggiore, ovvero la 1:

2H+  +  2e   →   H2

All’anodo possono avvenire le seguenti reazioni di ossidazione:

  1.  2 SO4−2   →   S2O8−2   +  2e                       E° = 2,07 V
  2.  2 H2O  →  O2  +  4H+  +  4 e                      E° = 1,23 V

Tra le possibili reazioni prevale quella che richiede il potenziale meno elevato, cioè l’ossidazione dell’acqua, ovvero la 2:

2 H2O  →  O2  +  4H+  +  4 e

Al catodo, dunque, si svilupperà idrogeno gassoso, mentre all’anodo ossigeno, secondo la seguente reazione complessiva del processo:

2 H2O (l)  →   2H2 (g)  +  O2 (g)

Questa equazione mostra come il volume di idrogeno gassoso prodotto al catodo sia esattamente il doppio rispetto a quello dell’ossigeno prodotto all’anodo, spiegando così la maggiore quantità di bollicine che si forma intorno al catodo, rispetto alla minore quantità di bollicine che si forma intorno all’anodo. Ciò è in accordo con la stechiometria della reazione complessiva, secondo cui per ogni mole di ossigeno si formano due moli di idrogeno; a temperatura e pressione costanti ciò corrisponde anche a un rapporto dei volumi di 2:1.

L’intorbidimento della soluzione e la presenza di piccole particelle nere sul fondo del becher sono attribuibili al progressivo sfaldamento delle mine di grafite commerciali utilizzate come elettrodi, causato dal passaggio della corrente elettrica.

 

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